Gianfranco Buttarelli, Antonio Cappuccitti
Alcuni importanti aspetti dell’attuale momento della cultura urbana in Italia, concernenti direttamente la legislazione regionale e la pratica della pianificazione in materia di rigenerazione urbana, possono essere evidenziati sulla base della trattazione di alcuni argomenti essenziali. Il contesto economico e sociale nel quale la cultura della rigenerazione si sta sviluppando è caratterizzato da un accelerato mutamento dei contesti socio-economici, ineludibile riferimento per l’attività pianificatoria.
Aspetto centrale e caratterizzante è la concentrazione demografica nelle aree metropolitane in competizione globale per occupare posizioni economicamente emergenti. Aree metropolitane le quali, pur nelle proprie autonome specificità, risultano accomunate nei processi di governance contraddistinti da molteplici aspetti di complessità e contraddizioni. Parallelamente tendono ad affermarsi nuovi paradigmi nell’economia globale: il Benessere equo e sostenibile (Bes) tende a sostituire gradualmente, nella cultura collettiva, il Prodotto interno lordo (Pil); il concetto di sviluppo sostenibile sostanzia ormai in misura sempre crescente una prospettiva storica antitetica e favorita rispetto al tradizionale concetto di crescita economica.
Il Bes costituisce uno strumento introdotto nella programmazione economica per la misurazione del livello di vita nella performance di governo. Le dimensioni del Bes sono costituite da 12 domini, per un quadro integrato dei principali fenomeni sociali, economici, ambientali, caratterizzanti l’evoluzione del Paese. L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) è stata istituita nel 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma Tor Vergata, per favorire un’ulteriore diffusione e valorizzazione della cultura dello sviluppo sostenibile, in particolare facendo crescere nella società italiana, nei soggetti economici e sociali, e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dall’Assemblea dell’Onu.
L’Asvis ha realizzato una rete con oltre 300 soggetti che trattano tematiche riconducibili ad aspetti ricompresi negli obiettivi di sviluppo sostenibile allo scopo di:
- favorire lo sviluppo di una cultura della sostenibilità a tutti i livelli, orientando in tal senso gli stili di vita, i sistemi di convivenza civile ed i modelli di produzione e di consumo;
- analizzare le implicazioni e le opportunità per l’Italia legate all’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile;
- contribuire alla definizione di strategie nazionali e territoriali per il conseguimento degli obiettivi ed alla realizzazione di un sistema di monitoraggio di progressi a livello nazionale e territoriale.
L’indifferibile necessità di intervenire con efficacia nella rigenerazione urbana
Nella competizione tra città e tra territori, che contraddistingue il momento storico contemporaneo e i processi di globalizzazione, assume una rilevanza centrale il superamento della condizione periferica. Questa condizione è spesso l’effetto di una collocazione spaziale e di una marginalità sociale.
Secondo i dati elaborati dall’Istat, gli italiani che risiedono in periferia ammontano al 60% nei comuni capoluogo di città metropolitane. Se si aggiungono quelli che vivono in aree intermedie, si arriva al 75%. Queste cifre evidenziano la necessità di politiche adeguate, con la speranza che la Commissione parlamentare contribuisca all’approvazione di una legislazione organica, integrata e con disponibilità finanziarie adeguate.
La condizione periferica può essere efficacemente superata da politiche di rigenerazione integrate. Il concetto tradizionale di riqualificazione deve superare la sola dimensione fisica e morfologica per integrare nella fase progettuale le tematiche ecologiche, sociali e ambientali. Tali nuove politiche sono alla base di indirizzi globalmente condivisi, come l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Le potenzialità delle correlazioni fra ricerca applicata, buone pratiche di progettazione, legislazione regionale e governance pubblica nella cultura della rigenerazione
La cultura della rigenerazione urbana, nel complesso contesto storico al quale abbiamo accennato, va gradualmente prendendo forma e affermandosi nella società civile come una progressiva assunzione di coscienza collettiva, fondata su una domanda diffusa e crescente di sostenibilità dello sviluppo urbano e di qualità della città.
Riferimenti principali ed essenziali di questo graduale incremento di sensibilità collettiva possono essere individuati in un patrimonio ormai molto esteso e maturo di esperienze urbane significative, nei molteplici itinerari ed esiti della ricerca scientifica ed applicata che si dispiega in questo campo, in un variegato corpus legislativo costituito dalle leggi regionali di diverso tipo che trattano l’argomento della rigenerazione urbana, ma anche dai diversi disegni di legge nazionale in materia che sono stati fino ad oggi in discussione, nel complesso delle significative esperienze di attuazione sul territorio di diverse di queste leggi, oltre che negli indirizzi internazionali che indicano e ribadiscono la direzione verso lo sviluppo sostenibile.
Le mutue interazioni tra queste differenti componenti dell’humus culturale della rigenerazione urbana determinano un quadro articolato e multiforme, che sottende la molteplicità dei possibili approcci generali alla rigenerazione urbana, ma anche la diversità dei modi di intendere e praticare lo stesso concetto di rigenerazione, intesa fondamentalmente come costruzione di nuove positive qualità della città sulla base di una visione strategica di futuro che sappia coniugare sinergicamente aspetti ecologico-ambientali, sociali ed economici, urbanistico-architettonici.
Particolarmente significative, e documentanti del complesso momento culturale attuale in Italia, sono le correlazioni tra linee di pensiero e ricerca applicata e legislazione regionale in materia di rigenerazione. La rigenerazione urbana viene indicata come finalità di fondo ed obiettivo prioritario di molteplici linee di ricerca scientifica di natura e contenuti molto diversi, in modo congruente con le differenti connotazioni specifiche del termine ‘rigenerazione’ – ambientali, socioeconomiche, urbanistiche – che abbiamo già richiamato.
Nel contempo, nella perdurante attesa di una legge di livello nazionale in materia di rigenerazione urbana come di una legge di princìpi nella quale la rigenerazione urbana possa trovare una trattazione organica, l’azione legislativa delle regioni sull’argomento procede da tempo in base a modalità e impostazioni differenziate nei diversi contesti, talvolta capitalizzando i contenuti degli esiti di particolari itinerari di ricerca scientifica e applicata.
Nel seguito viene esposta, in questa sezione, una sintesi di alcune esperienze regionali nelle quali l’impostazione delle normative locali vigenti sulla rigenerazione si è basata in modo significativo sulla valorizzazione di particolari importazioni della ricerca applicata e progettuale in materia.
A livello regionale: un consuntivo dello stato di attuazione della Legge n. 7/2017 della Regione Lazio sulla rigenerazione urbana
Per riorientare i processi di governance è indispensabile una valutazione critica della strumentazione disponibile, alla luce del mosaico di leggi regionali emanate a partire dal 2008 in materia di rigenerazione urbana. In tale prospettiva è necessario prendere atto che a sei anni dalla sua emanazione, l’attuazione della Legge n. 7/2017 della Regione Lazio sulla rigenerazione urbana non ha soddisfatto le aspettative.
Gli interventi integrati, di rilievo urbanistico, ascrivibili all’applicazione dell’art. 2 della legge registrano una totale disapplicazione. È necessario comprendere le cause del fallimento che coinvolge tutti gli attori (amministrazioni, comunità, imprenditori) che partecipano a tali complesse iniziative. La revisione di tutta la normativa settoriale e l’approvazione di un testo unico in materia di urbanistica in grado di orientare le trasformazioni alla rigenerazione sostenibile appare, oltre che auspicabile, di fatto fondamentale, per assicurare la partecipazione attiva al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, i quali come evidenziato nel rapporto Asvis 2023, registrano evidenti criticità nell’avanzamento.
La revisione normativa dovrebbe recepire in modo evoluto le buone pratiche regionali (interventi Plus) e statali (PINQUA) e le normative regionali più innovative ed efficaci fra le quali la nuova Legge urbanistica n. 24/2017 dell’Emilia-Romagna.
La necessità di valorizzare e diffondere ulteriormente la cultura della rigenerazione
Da quanto sinteticamente analizzato, relativamente al contesto socio-economico ed allo stato di attuazione della normativa urbanistica della Regione Lazio, emerge nitidamente la necessità di rafforzare e diffondere ulteriormente la cultura della rigenerazione in tutte le componenti che incidono sull’efficacia delle politiche poste in essere, dalla sfera politico/amministrativa, a quella gestionale, a quella disciplinare che tradizionalmente alimenta l’attività legislativa.
A causa della sostanziale carenza del quadro normativo regionale è necessario costruire un’autentica cultura della rigenerazione, la sola in grado di incidere mediante un’azione di stimolo diretta a tutti i soggetti coinvolti, per operare efficacemente nel processo di trasformazione del territorio rendendo compatibili e sinergiche l’attività legislativa, la ricerca applicata e la governance delle trasformazioni.
Nelle more delle revisioni auspicate, mediante una governance qualificata e con una strategia condivisa centrata sui bisogni collettivi, e formalizzata con uno schema di assetto a carattere ideogrammatico, possono fornirsi risposte alle emergenze, utilizzando in modo integrato le leggi disponibili:
- Legge n. 28/1980 sul recupero urbanistico dei nuclei edilizi abusivi;
- Legge n. 36/1987 sullo snellimento delle procedure urbanistiche;
- Legge n. 22/1997 sulla riqualificazione urbanistica ed ambientale;
- Legge n. 7/2017 sulla rigenerazione urbana.
I temi trattati nei contributi a seguire, esito di esperienze compiute in contesti particolarmente problematici, documentano la possibilità di conseguire risultati significativi operando con determinazione ed utilizzando tutti gli attrezzi del mestiere.
Rigenerare recuperando: i piani particolareggiati esecutivi del Comune di Aprilia
Gianfranco Buttarelli, Ilaria Buttarelli
Aprilia, il Comune più a nord della provincia di Latina, confinante con la provincia di Roma, è sottoposto ai dinamici fenomeni della metropolizzazione del territorio. Questi eventi sono favoriti dalla sua collocazione territoriale e dalla presenza di infrastrutture di comunicazione come la Sr 148 Pontina e le linee ferroviarie Roma-Napoli e Roma-Nettuno.
Per la vicinanza a Roma (circa 40 km) e i contenuti tempi di trasferimento (45 minuti in auto e treno), Aprilia è di fatto una centralità metropolitana. Questo fenomeno socio-economico esogeno ha causato estesi processi di trasformazione del territorio che hanno profondamente alterato i caratteri identitari e morfologici della città. L’abusivismo edilizio ha assunto forme e consistenze di estrema rilevanza, trasformando l’iniziale vocazione agricola del territorio. La tumultuosa espansione della città e la diffusione insediativa sono confermate sia dalla continua crescita demografica sia dalle dinamiche economiche e sociali.
Attualmente, Aprilia è la quinta città del Lazio per numero di abitanti, circa 74.000, distribuiti equamente tra centro urbano, nuclei storici esterni e insediamenti abusivi recuperati. Dal punto di vista economico, l’originaria vocazione agricola è stata progressivamente integrata da un rilevante sviluppo industriale e, successivamente, dallo sviluppo del terziario, trainato dalla crescita urbana.
Dal punto di vista urbanistico, le trasformazioni del territorio, indotte dallo sviluppo economico e sociale, non sono state governate a causa dell’inadeguatezza dello strumento urbanistico generale e della struttura tecnica amministrativa concomitante. La città attuale è l’esito di addizioni edilizie, diverse nella genesi, ma simili negli effetti. Le lottizzazioni previste dal Piano regolatore generale del 1972 non si sono integrate funzionalmente con la città, come evidenziato dalla discontinuità del tessuto connettivo urbano. Le lottizzazioni abusive, che hanno deturpato il territorio, si sono localizzate lungo la fitta maglia viaria della bonifica, con preferenza nelle aree con scarsa produttività agricola.
A partire dagli anni ’80, sono state assunte ripetute e fallimentari iniziative per recuperare urbanisticamente gli insediamenti abusivi. L’approvazione della “Variante speciale dei nuclei abusivi” è avvenuta solo nel 2012, dopo oltre trenta anni.
Si è trattato di un provvedimento di grande rilevanza sociale ed economica per aver interessato l’intero territorio e per aver recuperato 45 nuclei abusivi. I numeri sono impressionanti: circa 5.000.000 di mc esistenti e circa 2.000.000 di mc previsti per il completamento dei lotti liberi all’interno dei perimetri.
L’attuazione della Variante, pur nella settorialità dell’approccio, si è rivelata di enorme complessità, evidente nei tempi intercorsi dalla sua approvazione fino all’adozione del primo Piano particolareggiato esecutivo (Ppe), risalente al 2021. Ciò per concause ascrivibili alle procedure di legge, in particolare per la necessità di sottoporre i Ppe a Valutazione ambientale strategica e, inoltre, per il sovraccarico di attività della struttura tecnica comunale, complessivamente inadeguata alla gestione delle accelerate dinamiche di trasformazioni del territorio.
Nella redazione dei piani attuativi, sono state pienamente rispettate le finalità della legge, in sintesi costituite:
- dal razionale inserimento dei nuclei, nel territorio e nell’organismo urbano;
- dalla dotazione di aree per attrezzature e servizi, nella misura di legge per le sottozone B, cui le zone di recupero sono equiparate;
- da interventi nelle aree inedificate, finalizzate alla riqualificazione urbanistica, da attuare mediante la previsione di comparti edificatori, con conseguente cessione gratuita al comune per le aree ad attrezzature di servizio;
- dall’adozione di provvedimenti compensativi rispetto alle previsioni del Prg vigente.
Tali finalità trovano riscontro nelle progettazioni redatte. L’inserimento degli insediamenti nel territorio e nella città è stato agevolato rispettivamente dalla fitta rete della viabilità, derivante della bonifica pontina e dalla collocazione, lungo le principali vie di accesso, in continuità al centro urbano. La dotazione di aree per attrezzature e servizi è stata soddisfatta prevedendo negli spazi inedificati ‘aree cardine’, strategiche per la rigenerazione degli insediamenti, costituite da una pluralità di funzioni pubbliche (attrezzature di servizio, verde pubblico attrezzato, housing sociale), private (residenza e attrezzature ad essa connesse), integrate. L’adozione dei provvedimenti compensativi ha comportato la soppressione delle residue previsioni insediative del Prg, costituite da circa 50.000 abitanti.
L’estrema importanza del provvedimento urbano, che ha conferito rilevanza programmatica al recupero, documenta da un lato la consistenza delle problematiche economico-sociali derivanti dalla collocazione territoriale della città, descritta in premessa e, dall’altro, dall’inadeguatezza del piano regolatore generale, rilevatosi nel contesto, ancora una volta inefficace al governo delle dinamiche di trasformazione del territorio. Il Prg sconta una disciplina eccessivamente rigida, controproducente perché pretende di congelare nel tempo un’idea di città.
Per ampliare qualitativamente le finalità della Lr 28/80, per incidere più incisivamente sulle condizioni di vita negli insediamenti, sono stati implementati i riferimenti. Infatti, nella fase progettuale sono stati recepiti:
- gli obiettivi degli strumenti che il comune nel frattempo ha approvato, in particolare il Documento “Politiche, piani e programmi per il governo del territorio”, approvato nel 2010, e il “Compendio delle regole per i Programmi integrati di riqualificazione urbana e assimilati”, approvato nel 2012.
Il documento programmatico persegue il superamento del diffuso degrado e della condizione periferica, quale concentrazione dei fattori di debolezza socioeconomica, culturale ed infrastrutturale e, inoltre, la rimozione della disorganica struttura urbana, sommatoria di interventi urbanistici, con deboli relazioni funzionali ed inconsistenti livelli di integrazione. Il Compendio persegue l’obiettivo di garantire assetti urbanistrutturati, con attenzione alla qualità dello spazio pubblico mediante schemi di assetto, riferiti alla città e alle principali polarità, fra le quali, alcuni insediamenti recuperati urbanisticamente. Lo Schema di assetto è stato assunto quale strumento capace di produrre una visione della città, gestibile in modo flessibile, progettuale, implementabile, inter-scalare e strategico. Gli schemi di assetto dello spazio pubblico contribuiscono a generare urbanità, accoglienza e bellezza.
- L’urbanità è la qualità propria della città, lo spazio pubblico attorno al quale si dispongono le attrezzature urbane.
- L’accoglienza è la qualità di base dello spazio pubblico, luogo appartenente a tutti, accessibile, da tutti utilizzabile, da tutti godibile.
- La godibilità dello spazio è il contatto diretto con il mondo fisico, il godere della luce, del clima, dello stare e del camminare.
- La bellezza è una qualità necessaria, da sempre esigenza profonda di tutti.
I riferimenti normativi della Legge regionale 7/2017 del Lazio sulla rigenerazione urbana intesa in senso ampio ed integrato, comprendente aspetti economici, urbanistici ed edilizi. Fra le finalità rileva l’incentivo alla razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, per favorire il recupero delle periferie, la qualificazione della città, la limitazione al consumo di suolo, l’incremento delle dotazioni territoriali e urbane, lo sviluppo della mobilità sostenibile, il miglioramento della qualità ambientale ed architettonica, la tutela delle attività agricole.
I principi e le modalità della Legge regionale 24/2007 dell’Emilia Romagna “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”, centrata sulla rigenerazione urbana per conseguire l’obiettivo di arrestare il consumo di suolo. La rigenerazione urbana è finalizzata ad elevare la qualità e vivibilità degli spazi urbani e dei quartieri e per facilitare gli interventi. È prevista l’esenzione del contributo straordinario e l’attribuzione di premialità edificatorie aggiuntive.
La nuova legge, in coerenza con l’avanzamento disciplinare, porta a compimento le sperimentazioni tendenti al superamento del Prg di tradizione. Il nuovo piano disciplina l’assetto fisico e funzionale del sistema insediativo mediante uno Schema di assetto a carattere ideogrammatico. Il Prg attribuisce i diritti edificatori limitatamente agli interventi diretti, mentre le previsioni generali, si attuano mediante accordi operativi sulla base del progetto urbano. La strumentazione attuativa, riferimento per gli accordi operativi, è subordinata alla definizione di una Strategia per la qualità urbana ed ecologico-ambientale per perseguire l’obiettivo di rafforzare l’attrattività dei centri urbani ed elevare la qualità insediativa. Di grande rilievo, al fine dell’efficacia della governance, le misure organizzative che prevedono uffici di piano dotati di competenze professionali plurime, integrate.
La regione ha accompagnato l’attuazione della legge con interventi materiali nelle città e immateriali di sostegno alla progettualità e all’accrescimento culturale e professionale delle strutture tecniche dei comuni. Il monitoraggio periodico dello stato di attuazione della legge ha registrato positivi riscontri, sia sugli interventi di rigenerazione che sulla progressiva riduzione del consumo di suolo.
I riferimenti normativi della Legge regionale 7/2017 del Lazio sulla rigenerazione urbana intesa in senso ampio ed integrato, comprendente aspetti economici, urbanistici ed edilizi. Fra le finalità rileva l’incentivo alla razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, per favorire il recupero delle periferie, la qualificazione della città, la limitazione al consumo di suolo, l’incremento delle dotazioni territoriali e urbane, lo sviluppo della mobilità sostenibile, il miglioramento della qualità ambientale ed architettonica, la tutela delle attività agricole.
La determinazione, assunta nel conseguimento degli obiettivi, ha consentito di superare la settorialità dell’approccio insita nella Lr 28/80 per assumere contenuti, tendenzialmente olistici. I piani attuativi, oltre la dimensione urbanistica, presentano plurime funzionalità: quella ambientale e quella socio-economica, fra loro integrate. La visione della futura configurazione urbana, unitamente agli obiettivi di lungo periodo, consentono il superamento delle criticità per trasformare i nuclei, di maggiore consistenza abitativa, ovvero i capoluoghi dei sistemi configurati, in ‘pezzi di città’.
Gli insediamenti abusivi costituiscono in tutto il paese periferia urbana e contengono le energie per la loro riqualificazione, quelle stesse che negli anni sono state il motore per perseguire il soddisfacimento del bisogno di casa. È il tema del nostro tempo, egregiamente posto all’attenzione del Paese con efficaci iniziative mediatiche di Renzo Piano che, in qualità di senatore della Repubblica a vita, ha costituito un gruppo di lavoro dedicato a questo tema. I piani, elaborati con grande coinvolgimento elevando il livello qualitativo degli interventi, consentono di incidere positivamente sulle diverse dimensioni delle trasformazioni.

La dimensione ambientale è stata curata attraverso le seguenti prescrizioni:
- la previsione di isole ambientali con ‘strade 30’, disimpegnate dalla viabilità pubblica principale, finalizzate allo sviluppo della mobilità ciclo-pedonale, per la fruizione delle attrezzature.
- la permeabilità di tutti gli spazi a parcheggio pubblico/privati;
- la piantumazione in tutti gli spazi pubblici e di tutti i lotti edificabili di alberature autoctone o naturalizzate.
Nella dimensione sociale, molto è stato attinto dalla precedente strumentazione comunale, in particolare dal “Compendio delle regole” per la cura dello spazio pubblico, primaria forma di welfare in contesti privi di spazi e attrezzature per la socializzazione. Il Compendio costituisce un riferimento normativo, operativo, in sinergia con i piani per garantire, nell’ambito della città e del territorio, la medesima metodologia di approccio, nella realizzazione delle attrezzature pubbliche e del relativo connettivo.
Nelle ‘aree cardine’ di ogni nucleo, sono state previste centralità locali con capacità attrattiva, commisurata alla dimensione demografica, per assumere la funzione di condensatori socio-culturali e per avviare processi di identificazione con i luoghi. Per incidere nella dimensione sociale sono stati redatti specifici elaborati costituenti “Linee guida per gli interventi pubblico-privato” nelle centralità locali. Le linee guida contengono gli indirizzi per conseguire le relative finalità:
- la riqualificazione dei nuclei e loro inserimento nel territorio e nell’organismo urbano per materializzare una organizzazione policentrica a scala territoriale;
- la tutela e valorizzazione degli elementi naturali esistenti e loro connessione a sistema.
La dimensione economica è stata considerata nel calibrare gli interventi privati alla dimensione dell’imprenditoria locale attraverso la realizzazione di costruzioni con mix funzionale, in contiguità con le attrezzature di servizio. Questi ultimi, traino alle trasformazioni degli interi nuclei, sono realizzabili da privati, in regime di convenzionamento. Tali interventi costituiscono embrioni di urbanità con capacità induttiva alla progressiva trasformazione energetica e strutturale del complessivo patrimonio, finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita esistenti.
Per la governance delle trasformazioni, le Norme tecniche di attuazione, hanno previsto report annuali sullo stato di attuazione e la rimodulazione delle previsioni, al fine di elevare la loro efficacia e gli effetti sull’ambiente e sul paesaggio. L’obiettivo strategico, connaturato nella progettazione condivisa con sindaci succedutisi e fortemente motivati ad affrancare la città dalla condizione periferica, è stato quello di creare le condizioni materiali per incidere nell’immaterialità delle relazioni sociali.
A beneficio dello sviluppo economico sociale, i 45 nuclei urbanisticamente recuperati, sono stati aggregati in sistemi di gravitazione al fine di garantire, per ogni sistema, la presenza di tutte le attrezzature a standard (scuole, servizi di interesse comune, verde pubblico attrezzato). Tali sistemi, configurano realtà urbane con numero di abitanti compresi fra 3.000 e 8.000, con significativo grado di autonomia, con la finalità di ridurre progressivamente la mobilità verso il centro urbano della città.
La riduzione della mobilità a favore della permanenza nei nuclei, per la presenza delle attrezzature essenziali, costituisce il presupposto del processo di recupero, riqualificazione e rigenerazione. La previsione di micro-centralità, interconnesse dallo spazio pubblico e con mix di funzioni, contribuiscono a favorire relazioni sociali in ambiti segnati dalla monofunzionalità delle costruzioni unifamiliari, favorendo ed innescando nella comunità una maggiore appartenenza ai luoghi dell’incontro. Le micro-centralità funzionalmente differenziate secondo la dimensione abitativa, consentono di contenere entro i limiti degli ambiti urbani configurati, lo sviluppo demografico attraverso tipologie insediative semi-intensive integrate con il sistema delle attrezzature e del connettivo urbano.
La capacità attrattiva dei nuclei, con tipologie differenziate, realizza le condizioni per superare le minacce dell’insediamento diffuso e la conseguente compromissione del territorio agricolo. La pianificazione costituisce indiscutibilmente il primo passo, l’avvio delle trasformazioni urbanistiche necessarie, ma altrettanto indiscutibilmente costituisce attività insufficiente al conseguimento delle finalità individuate. Ciò in quanto nella nostra regione l’assetto normativo e le dotazioni tecnico amministrative degli enti pubblici, concorrenti all’attuazione delle previsioni urbanistiche, risultano da tempo ormai complessivamente deficitarie, anzi in progressivo decadimento.
La Legge urbanistica regionale n. 38/99, a quasi trent’anni dalla sua approvazione non ha sortito effetti significativi ed è allo stato inadeguata al governo delle trasformazioni (Ia covone 2021). Il tema della governance delle trasformazioni è purtroppo una criticità consolidata. Il tema fu trattato in modo puntuale dall’arch. Modigliani (Buttarelli e Cappuccitti 2018). Da allora permangono tutti i punti di debolezza ed anzi, in rapporto agli obiettivi della rigenerazione, si acutizzano, perché la rigenerazione necessita di incidere nella dimensione urbana con interventi indiretti, che nell’attuale contingenza, non raccolgono l’interesse dei soggetti imprenditoriali. Nel tempo, si è infatti registrata la progressiva caduta di interesse da parte degli amministratori per la programmazione di trasformazioni strategiche di lungo periodo per la riqualificazione della città. A ciò è corrisposto il disinteresse ad avere strutture tecniche adeguate dal punto di vista della consistenza quali-quantitativa.
Rigenerare recuperando è progettualmente possibile, anzi auspicabile. Possibile perché le dimensioni emergenti della rigenerazione, quella ambientale e quella sociale, costituiscono l’essenza della progettazione urbanistica in contesti spazio-temporali contrassegnati dall’arresto espansivo della città e dalla necessità quindi della loro rigenerazione, ambientale e sociale. Auspicabile perché il recupero degli insediamenti abusivi nella Regione Lazio costituiscono dopo oltre quarant’anni dall’approvazione della Lr 28/80, un problema irrisolto. A tale mancanza corrispondono conseguenze sociali di enorme portata in quanto gli insediamenti abusivi, costituiscono la forma più problematica della periferia deficitaria delle urbanità.
Sarebbe opportuno:
- a livello regionale, approvare una nuova legge urbanistica sintesi di tutte le norme settoriali nel tempo approvate (Lr 28/80, sul recupero urbanistico dei nuclei edilizi abusivi, la Lr 36/87 sullo snellimento delle procedure urbanistiche, la Lr 22/97 sulla riqualificazione urbanistica ed ambientale e la Lr 7/2017 sulla rigenerazione urbana);
- a livello nazionale, l’approvazione di una legge urbanistica che attribuisca priorità alla rigenerazione urbana.
Riferimenti
Bollini G., Laniado E., Rosa Vittadini M. (2016), Valutare la rigenerazione urbana, Regione Emilia Romagna. Buttarelli G., Cappuccitti A. (2018), Progetto Urbanistico e qualità della città, Inu Edizioni, Roma. Cecchini D., Castelli G. (2012), Città sostenibili, Gangemi Editore, Roma. Comune di Aprilia (2010), Politiche, piani e pro grammi per il governo del territorio.
Comune di Aprilia (2012), Compendio delle regole per i Programmi integrati di riqualificazione urbana e assimilati. Iacovone D. (2021), “La Legge regionale del Lazio
sul governo del territorio: cronaca della disapplicazione”, NT + Enti locali ed Edilizia, Il Sole 24 ore, 30 Aprile.